La Chiesa ha bisogno di novità — Il Vangelo nel mondo contemporaneo
La Chiesa ha bisogno di novità. Non di una nuova dottrina, ma di nuovi modi per rendere incontrabile il Vangelo nel mondo contemporaneo. Il mondo è cambiato: le famiglie, il lavoro, l'arte, la comunicazione. Ma le domande fondamentali dell'uomo non sono cambiate. Che cos'è l'amore? C'è speranza oltre la morte? Chi cammina con me? A queste domande la Chiesa custodisce da duemila anni una risposta viva. Il problema non è la risposta: è la distanza tra la risposta e chi la cerca.
Kainotes: la novità secondo il Vangelo
San Paolo parla di kainotes zoes (καινότης ζωῆς), «novità di vita» (Romani 6,4): non un aggiornamento cosmetico, ma la freschezza perenne del Risorto. Gesù stesso avvertì: «Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi... vino nuovo in otri nuovi!» (Marco 2,22). Il vino è lo stesso da duemila anni; gli otri — i linguaggi, i luoghi, le forme — devono essere rinnovati in ogni generazione, altrimenti il vino si perde. E Dio non teme la novità: la promette. «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Isaia 43,19).
Il Vangelo che esce incontro
Una Chiesa che si limita a custodire i propri muri diventa un museo; una Chiesa che esce diventa madre. La novità di cui parliamo non tocca il deposito della fede: tocca il coraggio della consegna. Portare la Parola dove l'uomo realmente vive — nella cultura, nelle arti, nella rete, nelle periferie del cuore — non è mondanizzare la fede: è incarnarla, come il Verbo che si fece carne.
«Dalla sua bocca usciva una spada affilata a doppio taglio» (Apocalisse 1,16).
E un segno accompagna questo tempo: cominciano ad apparire, e non sono pochi, uomini e donne che portano la parola a doppio taglio — la Parola viva che «penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito» (Ebrei 4,12), che consola e insieme taglia, che non lusinga e non tradisce. Sono il segno che il Signore sta rinnovando la sua Chiesa dall'interno. La novità è già germogliata. Non ve ne accorgete?
IAS — a chi è dato comprendere, sarà dato di comprendere a suo tempo.
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