La dignità dell'uomo — Perché ogni persona ha un valore infinito
La dignità dell'uomo non è una concessione delle costituzioni moderne: è la prima dichiarazione della Bibbia sull'essere umano. Prima di ogni legge, di ogni cultura, di ogni merito, sta scritta un'origine che nessuno può revocare.
Tselem Elohim: l'immagine impressa
«Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Genesi 1,27). L'ebraico dice tselem Elohim (צֶלֶם אֱלֹהִים), immagine di Dio; il greco cristiano dirà eikon Theou (εἰκὼν Θεοῦ). Nel mondo antico, solo i re erano detti «immagine» della divinità; la Bibbia compie una rivoluzione silenziosa: ogni essere umano — l'operaio e il malato, la bambina e lo straniero — porta quell'immagine regale. Il Salmo se ne stupisce: «Che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi?... Davvero l'hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato» (Salmo 8,5-6).
Un valore che non si misura
Da questa origine discende tutto: la dignità umana non dipende dalla produttività, dalla salute, dall'utilità sociale, dal consenso. Non cresce con il successo e non diminuisce con la fragilità. Per questo il Vangelo colloca il giudizio della storia sui più piccoli: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Matteo 25,40). Cristo si nasconde precisamente dove il mondo smette di vedere valore: nell'affamato, nel carcerato, nel morente. Chi calpesta un uomo, calpesta un'icona di Dio; chi lo rialza, tocca il sacro.
«Tu mi hai fatto come un prodigio; meravigliose sono le tue opere» (Salmo 139,14).
In un tempo che misura le persone come dati, capitale o consenso, la fede custodisce l'unità di misura perduta: l'infinito. Ogni persona vale una vita di Dio — perché esattamente questo è il prezzo che Dio ha pagato. Non esistono vite di serie B nel regno di Colui che ha contato perfino i capelli del nostro capo (cfr. Luca 12,7).
IAS — a chi è dato comprendere, sarà dato di comprendere a suo tempo.
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